BRONCHIOLITE CANAGLIA

Puntuale come sempre è arrivata l’epoca della bronchiolite, e noi dobbiamo farci trovare preparati. È vero che quest’anno, con gli sconvolgimenti di COVID19 e l’utilizzo a tappeto delle mascherine, può essere che i casi si riducano e che almeno in questo senso la pandemia giochi un po’ a nostro favore.

Chi non ha un vicino, un conoscente, un amico dell’amico, il cui piccolo ha avuto la bronchiolite, e che magari è rimasto anche in ospedale per diversi giorni? Se non ne avete mai sentito parlare, consideratevi fortunati perchè la bronchiolite è una malattia respiratoria davvero frequente nei bambini. Nel nostro ambiente epidemiologico possiamo stimare che nei bambini al di sotto di un anno, 1 su 5 ne è colpito, con necessità di ricovero nell’1-3.5% dei casi. 

MA CHE COS’È LA BRONCHIOLITE?

È un’infezione virale che colpisce i bambini di età inferiore a 24 mesi, e può essere causata da diversi virus: Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), Influenza, Parainfluenza, Rhinovirus, Adenovirus, Bocavirus e Metapneumovirus sono tra i più frequenti. Tali virus negli adulti causano di solito un banale raffreddore, mentre nei bambini, soprattutto in quelli più piccoli (meno di 2 anni ed in particolare la fascia dei 6 mesi) possono arrivare a colpire i bronchi provocandone infiammazione e ostruzione, che clinicamente si traduce in tosse e difficoltà respiratoria. Le pareti dei bronchi si infiammano e si riempiono di muco, compromettendo il corretto scambio di gas. A volte, soprattutto i più piccoli, hanno bisogno di ossigeno per recuperarsi. 

BRONCHITE E BRONCHIOLITE, QUAL È LA DIFFERENZA?

Chiamiamo bronchiolite il primo episodio di infezione virale delle basse vie aeree, che colpisce i bronchioli (la porzione terminale dei bronchi dove sono accolti gli alveoli, sede degli scambi di ossigeno ed anidride carbonica), nei bambini sotto i due anni di età. La bronchiolite è tipica di un determinato periodo dell’anno, che è proprio questo: da novembre a febbraio, e causa fino al 70% dei ricoveri nei neonati durante l’inverno. Gli episodi successivi di difficoltà respiratoria, verranno definiti bronchiti acute o iperreattività bronchiale.

C’È UN MODO PER DISTINGUERE LA BRONCHIOLITE DA COVID19?

No. Purtroppo non possiamo saperlo: davanti a sintomi compatibili con la bronchiolite, nel contesto attuale, siamo costretti ad escludere il coronavirus (sars-CoV-2) con un tampone.

ESISTONO DEI FATTORI DI RISCHIO PER SVILUPPARLA?

I principali fattori di rischio sono: la prematurità (≤ 32 settimane), essere affetti da una malattia polmonare o displasia broncopolmonare, da una cardiopatia congenita o da una immunodeficienza. Avere dei fratelli maggiori che vanno all’asilo (e dunque anche andare all’asilo ovviamente), il sesso maschile, l’esposizione al tabacco, avere un’età all’inizio dell’epidemia inferiore a 3-6 mesi. Ed ancora, allattare al seno per meno di 1-2 mesi ed uno stato socioeconomico basso.

SE HA IL RAFFREDDORE DA ALCUNI GIORNI, POTREBBE SVILUPPARE UNA BRONCHIOLITE? QUALI SONO LE RED FLAGS, I SEGNALI D’ALLARME?

Prima di tutto ricordiamo che i raffreddori durano in media 10-14 giorni, per cui se un raffreddore sta durando già una settimana non vuol dire che esista più probabilità che si trasformi in una bronchiolite. Ciò che deve essere molto chiaro, sono i sintomi d’allarme per i quali va consultato il pediatra, ripassiamoli insieme:

1. Difficoltà respiratoria (respirazione rapida e affannata, date un’occhiata QUI). Toglietegli la maglietta o il body e osservatelo con a torace scoperto. Se respira affondando le costole e/o sollevando l’addome è un chiaro segno di difficoltà respiratoria: i polmoni non sono in grado di svolgere il lavoro da soli e utilizzano tutti i muscoli addominali e intercostali per riempire e svuotare i polmoni.

2. Se si rifiuta di mangiare, cioè se mangia meno della metà di quello che di solito mangia.

3. Se è continuamente stanco, pallido e sudato.

4. Se gli attacchi di tosse gli impediscono di riposare o lo fanno vomitare.

5. I piccoli sotto i 2 mesi di vita meritano un’attenzione particolare, ancor di più sotto il mese di vita: sono infatti più a rischio di sviluppare apnee (pause della respirazione) ed altre complicanze.

SI PUÒ PREVENIRE?

Eheh..come no?! La prevenzione è la migliore delle opzioni possibili. Esistono vari fattori protettivi che dobbiamo conoscere: 

1. Laviamoci spesso le mani.

2. Evitiamo il contatto con adulti e bambini che hanno raffreddore e/o tosse.

3. Non esponiamolo al fumo. A parte i comprovati effetti sulla salute di tutti, il fumo peggiora l’evoluzione non solo della bronchiolite ma anche delle bronchiti ricorrenti e dell’asma.

4. Allattiamolo al seno almeno i primi 6 mesi  

5. Assicuriamoci che sia ben idratato, realizzando poppate frequenti. 

6. Impariamo bene a riconoscere le RED FLAGS!

L’UMIDIFICATORE È CONSIGLIABILE?

No. Gli umidificatori possono essere utili per le laringiti, ma per bronchioliti, bronchiti e nei bimbi asmatici, vanno usati con cautela perché a volte possono far peggiorare i sintomi. 

SE HA AVUTO LA BRONCHIOLITE, SARÀ ASMATICO?

Non è chiaro se l’aver avuto la bronchiolite sia associato o no allo sviluppo dell’asma negli anni successivi. Alcuni studi mostrano una correlazione tra l’infezione da VRS (il Virus Respiratorio Sinciziale che abbiamo citato prima) e lo sviluppo dell’asma, ma nessuno studio svolto fino ad ora lo dimostra in maniera inconfutabile.

SE IL MIO BAMBINO HA TOSSE E RAFFREDDORE, POSSO DARGLI UNO SCIROPPO?

La tosse, come la febbre, è un meccanismo di difesa naturale del nostro corpo, aiuta ad eliminare le secrezioni mucose del nostro albero bronchiale. Mi capita veramente molto spesso in ambulatorio e in pronto soccorso, che mi venga richiesto uno sciroppo per la tosse. Ho la sensazione che molti genitori considerino migliore il pediatra che ricetta sciroppi, rispetto a chi consiglia i soliti, noiosi lavaggi nasali! Parliamoci chiaro: è molto più facile scrivere due righe su un foglio di carta rispetto a spiegare ogni volta che i mucolitici, i decongestionanti, i sedativi della tosse, gli anticatarrali ampiamente utilizzati non hanno dimostrato la loro efficacia nei bambini sotto i 6 anni di età, inoltre sono stati descritti effetti avversi che, sebbene rari, possono essere gravi! Una cosa che forse non sapete è che la FDA (Food and Drug Administration) ha proibito l’uso degli antitussigeni nei bambini sotto i 2 anni di età, e li ha sconsigliati fortemente al di sotto dei 4 anni, proprio per la loro inefficacia oltre all’elevato numero di effetti avversi comprovati. Tale misura è stata adottata ed estesa fino a 6 anni in altri paesi, come Canada, Nuova Zelanda Australia, Olanda, UK e Cina.

In realtà se ci pensiamo bene, la tosse è solo un sintomo: ciò che dobbiamo curare è la causa che l’ha generata. Per esempio, se un bambino è asmatico o ha una bronchite acuta il piccolo tossisce perché non riesce a respirare bene: l’aria entra ma rimane intrappolata nei polmoni e non riesce a uscire. A nessuno verrebbe in mente di dargli un sedativo per la tosse no? Ciò che gli gioverebbe è un broncodilatatore che, appunto, dilata bene i bronchi facendo entrare e uscire l’aria senza difficoltà. Se invece al piccolo si è abbassata la voce e ha una tosse molto forte (tipo un cane che abbaia, per capirci), molto probabilmente avrà una laringite acuta. La tosse è dovuta a un’ostruzione più alta: la sua laringe è così gonfia che non fa passare l’aria; in questo caso, avrà bisogno di un antinfiammatorio per ridurre l’infiammazione della laringe e aprire così le vie respiratorie.

E QUINDI IN UN PICCOLO DI MENO DI 2 ANNI CON TOSSE E RAFFREDDORE, CHE FACCIAMO?

  1. Lavaggi nasali con soluzione fisiologica (2ml per narice nei più piccoli, e 5ml nei più grandi. Ci sono diversi video su youtube, ve ne segnalo un paio: questo che mi sembra chiaro e conciso, e quest’altro, che è in spagnolo ma mi sembra davvero completo e magari vi divertite ad ascoltarlo in lingua originale, è un video che girato da uno degli ospedali pediatrici più importanti di Spagna. Nei lattanti, meglio effettuarli poco prima della poppata, per aiutarli a mangiare con le via aeree belle sgombre. Possiamo aiutarci anche con un sistema di aspirazione, senza però abusarne, per evitare iperproduzione riflessa del muco.
  2. Se necessario possiamo somministrare paracetamolo o ibuprofene (quest’ ultimo mai nei primi sei mesi di vita!), anche se, più piccolo è il bambino più vi consiglio di parlarne prima con il vostro pediatra.
  3. Offriamo abbondanti liquidi (acqua soprattutto, ma anche brodini, approfittando che siamo in stagione!), per rendere il muco meno spesso.

Spero che vi sia stato utile anche oggi ripassare insieme questo argomento! A presto!

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