COME PREPARARSI AD ESSERE MAMMA E PAPÀ? 5 COSE DA SAPERE PRIMA DEL GRANDE GIORNO.

Chi ci prepara per essere madri e padri?

Essere genitori oggi é un compito davvero difficile. In particolare quando la nostra solidità viene minata da fattori comuni ai genitori millennials: vivere lontani da casa, magari in un altro paese, avere un lavoro da riprendere al più presto, non sentire una rete d’appoggio a cui fare riferimento nella delicata tappa di una nascita in arrivo. E per di più, ora ci si é messo pure il COVID19…

Comunque continuiamo a respirare, rendiamoci conto che é così per tutti, nessuno ci prepara! Per di più quello che abbiamo vissuto può non essere perfetto, e siamo tutti soggetti a restare impantanati in situazioni che richiamano fantasmi, esperienze chiave della nostra infanzia. Gli schemi educativi appresi dai nostri genitori incombono su di noi, spingendoci a rispondere in modo irrazionale.

Ecco qui qualche piccolo tip che può intrattenerci nel trepidante momento d’attesa prima della nascita.

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1. INSICUREZZA MEZZA BELLEZZA

Normalizziamo l’insicurezza! La maggior parte delle mamme e dei papà si chiede se é davvero preparata per accogliere il proprio bambino. Questo tipo di interrogativo é molto salutare: essere preoccupati in tal senso, é sinonimo di una presa di coscienza importante, e sono sicura che se vi siete imbattuti in questa pagina é perché state cercando le conferme che meritate. Ebbene non c’è verità più grande: l’amore ci fa crescere. Non importa avere le risposte adesso, é importante restare con le domande.

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2. IL CONCETTO DI GATEKEEPING

Tutti gli adulti che si prendono cura di un bambino entrano naturalmente in competizione (fra loro!!). Ciascuno dei due genitori desidera essere un po’ più abile dell’altro nel prendersi cura del piccolo. Tale competizione non é negativa, perché nasce dalla volontà di essere utile, e crea le basi dell’attaccamento genitoriale. Tale fenomeno si definisce in inglese “gatekeeping” o, in italiano, “custodia privilegiata“. Si può manifestare anche in altri componenti della famiglia, come i nonni, che possono trovarsi a criticare, seppure inconsciamente e senza l’intenzione di ferire, i sensibilissimi neo-genitori (“tesoro, non é così che si fa, non vedi?“). Cerchiamo di volgere questa competizione a favore del bambino!! Infatti, essere coscienti di tale fenomeno, può renderci più attivi nel riconoscerlo quando si presenta, aiutandoci a non divenirne vittime inconsapevoli.

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3.  SE NON TUTTO È AUTOMATICO È OK.

Nelle isole giapponesi dell’arcipelago di Goto, una neo-mamma rimane a letto, avvolta nella sua coperta, per un intero mese dopo il parto. Il bambino è avvolto accanto a lei, per un mese tutta la famiglia le fa visita e si prende cura di lei, le prepara da mangiare, la aiuta con il piccolo. In pratica, per un mese la neo-mamma torna bambina. Finito questo periodo ritornerà alla sua normale quotidianità, continuando a prendersi cura del piccolo. Nel mondo occidentale ci si aspetta che si leghi emotivamente al figlio (bonding) in sala parto, prima di essersi completamente ripresa. Per qualcuna può essere automatico, ma in altre situazioni può  non essere così. Ognuno ha bisogno dei suoi tempi, i legami si creano poco a poco. Recuperare le energie dopo il parto può essere più lungo di quello che ci si aspetta, ma non ci preoccupiamo, perché “Rome wasn’t built in a day”, diamo tempo al tempo! Tutto arriva, bisogna solo saper aspettare, riposarsi e guardare sempre avanti!

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4. IL SETTIMO MESE

É il momento ideale per entrare in contatto con il medico che si prenderà cura del vostro bimbo dopo la nascita, il pediatra. É in questo periodo infatti che i genitori sono ancora concentrati sul nascituro, lo immaginano e si chiedono come sarà. Più avanti, quando il parto sarà imminente, la futura mamma concentrerà le preoccupazioni su se stessa, per prepararsi al suo ruolo nel processo della nascita. Il settimo mese é un touchpoint, o punto di incontro, fondamentale: un´ opportunità unica di creare un rapporto con entrambi i genitori che durerà nel tempo.

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5. SENO PREPARATO MEZZO SALVATO

Come forse saprete, l’allattamento materno é la scelta migliore per il piccolo pargolo in arrivo. Magari però nessuno vi ha detto che l’allattamento al seno, complice anche la montagna russa ormonale del postparto, la stanchezza accumulata e la scarsa conoscenza dell’argomento (la nostra generazione é quella del boom del latte artificiale, pertanto molte madri hanno piacevolmente aggirato lo scoglio), può rappresentare un inizio davvero complicato. Sull’utilità per le madri di preparare in anticipo il seno si sentono opinioni molto contrastanti, ma é noto che le donne di fototipo I e II hanno maggiori probabilità di sviluppare infiammazioni ai capezzoli e possono dunque beneficiarsi di una breve preparazione, per rendere la pelle più resistente alla suzione. Il metodo migliore per farlo é quello di lavarsi il seno e le mani con sapone delicato e poi massaggiare delicatamente i capezzoli con la punta delle dita almeno 2 volte al giorno. Con il passare dei giorni il massaggio dovrebbe diventare più intenso, senza però arrivare a causare dolore. Le voci, come vi dicevo, sono contrastanti, ma ciò che più mi preme raccomandarvi è di trovare qualcuno di cui vi fidiate (la vs ostetrica, la pediatra o una IBCLC) che vi accompagni in questa fase delicata dell’inizio dell’allattamento. Vi auguro che non abbiate nessun tipo di complicazione con l’allattamento, ma vi assicuro che, nel caso in cui doveste avere qualche piccolo problema di assestamento iniziale, è importante avere già “un esperto” di riferimento in cui confidate pienamente, per non trovarvi soli cercando appigli in un momento che già di per sé è senza dubbio intenso e a tratti challenging.

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Per oggi é tutto, spero che questi consigli vi abbiano aiutato o abbiamo acceso in voi la curiosità di saperne di più!

 Al prossimo post!

credits:

Fonti: Touchpoints – Birth to 3 T. Berry Brazelton, M.D.
Immagini: https://www.pexels.com/

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